// Viaggio nello Stretto 2018 // Alfonso Femia e Giorgio Tartaro in viaggio sullo Stretto con 10 persone, dai Mediterranei Invisibili

Lo Stretto è troppo carico di peso simbolico per essere delle sole comunità insediate, è troppo carico di bellezza per essere un incidente, è troppo solcato per essere una cartolina, è troppo variabile per essere un taglio. È troppo inquieto per essere metafisico.

E’ l’attraversamento da un punto di un triangolo a un punto di una linea che corre per tutto uno stivale a forma di Italia. Questo Stretto si attraversa con navi, scafi, zattere e tutto il vintage della navigazione; si attraversa alla meno peggio senza troppa modernità, si attraversa nel pensiero di una andata e un ritorno, senza quel Ponte che appare e scompare e che attende solo lo sfondamento della frontiera dell’Ologramma.

Le navi che ancora si vedono sono opposte alla paura di restare da una delle due parti dello Stretto e marciano anche all’indietro delle loro motrici portando l’incontro delle tante parole

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fermata stazione

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La stazione di un passante è la stazione di un viaggio senza treni, si sposta dalle banchine e cerca il conforto dei muri, scivola sui flessi e sulle curve; la stazione di un motociclista si ferma sotto un riparo pensile, si congeda dalle strade e aspetta il ritorno.

La stazione ha tante vite tante quante quelle che si muovono agli arrivi e alle partenze.Ha la vita veloce e quella lenta, ha la vita delle ferraglie e quella dei suoni muti. La stazione di un viaggiatore ferma il corpo per un momento e attende un altro luogo o un’altra durata, la stazione ha tante porte e tanti passaggi e guarda preferibilmente il suo mondo, ingoia alberi nei posti meno comuni e abbraccia persino gli sconosciuti. La stazione a volte è una stanza piena di cielo, ti tiene protetto dentro ma sei sempre fuori, il marmo è poroso come lo sguardo, chi guarda trova persino un luogo domestico in un passaggio provvisorio. La stazione si è fermata sul suo mondo, arrivano in pochi e chi parte è già andato.