Occupa Waterfront

occupy wf 1L’Occupazione del Waterfront è un’attività ciclopica , un’attività memoriale di vite e costruzioni.

Sulle linee delle coste urbane avviene di tutto, anche quello che si rilascia lentamente nel tempo. Un rilascio controllato di sostanza e apparenza, un’ immissione forsennata per  una futura sottrazione. Tutto ciò che accade spinge alla saturazione di ogni spazio di libertà.

La densità però è anche un sintomo di convenienza e di tensione della vicinanza, di un corpo a corpo tra le affermazioni e le possibilità.

La spinta da terra è costante, mentre da mare  l’acqua erode e risacca.

Queste pietre artificiali sembrano messe li per un raduno di Ciclopi, un raduno vasto , grande come un territorio, mentre lungo le coste urbane accade di peggio, raduni lillipuziani e accaparramenti molecolari. Le storie d’uso delle parti comuni nelle città , siano queste interne o siano esterne, contengono lunghi racconti ma anche prepotenze, sfide o duelli.

Il racconto territoriale riassume in una sola linea di costa un tratto lungo molti chilometri che procede per rette e segmenti, e poi si insinua in rade e si affaccia in promontori, si sfalda sabbioso in sbocchi incerti di fiumare intubate, si accumula in promontori instabili di varianti infinite di sfrabbricidi . Quel racconto disegnato dalla linea delle cartografie è come un’operazione sanitaria di sterilizzazione dei fattori epidemici. La città che ha tanti corpi, quando fa notte e tutto è scuro, è ricompresa dentro un unico grande corpo, certo collerico ma addormentato nello stesso respiro.  Quel corpo suda e ansima , sogna o grida per gli incubi, si accuccia sotto le certezze e si scopre dai desideri. Ogni parte lontanissima di città sulla costa, è corpo diverso ma anche unico corpo disegnato dal suo contorno di costa, cosicchè anche quando una di queste diverse parti muore, il grande corpo comune continua  a vivere. L’Occupy Waterfront è una partita su dei massi ciclopici e il suo peggior nemico è sempre Nessuno.

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