una seconda natura

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Aprire un vecchio tetto e guardarci dentro è una operazione intima. E’ come togliere un soprabito usato e liso ma ancora di buona foggia. Sotto quel cappotto senza carne trovi lo scheletro rinsecchito di un vecchio, travi come ossa asciugate e rugose, deformate da artrosi del tempo. I coppi di terracotta concavi e convessi costruiscono la trama ripetuta della stoffa poggiata sul capo della casa. Rudimentali e semplici, essenziali e sobri, cuciti su ogni orditura di terracotta si costruisce il manto di tegole: un manto di stoffa sfoderata. Se guardi sotto la cappa o il paltò segui le travi e le forze, gli arcarecci e i listelli, come uno scheletro indebolito ma che ha portato tutti gli eventi del cielo, la forza della pioggia, l’elettricità dei temporali e quelle rare e ghiacciate nevi; ha coperto le teste, i pasti, gli amori e le passioni, i giochi e le liti, ha pietosamente nascosto al sole le morti e difeso dalle piogge le nascite.
Se vedi un tetto nudo senza quella pelle sottile, ti inquieti a causa della deformazione naturale delle cose, del casuale accatastamento di quei poveri tronchi poggiati con geometria chiara ma imprecisa. In cima, sul colmo, la trave di sforzo carica su di sé il peso di tutte le altre, come uno scaricatore di porto a cui fai fare tutto, e che per questo in dialetto viene chiamata bastasi , allo stesso modo con cui si chiamavano i facchini che caricavano tutte le merci pesanti nelle terre, nei porti e nelle città. Tutto il peso del cielo lo porta il bastasi del tetto.

Castagni duri e robusti, legni teneri per murali, trame di abete, essenze di legno per ciascuno scopo: forti, duttili, elastici e sensibili, tutto sottostà e sopraffà alle vite degli abitanti. Ogni trave è una vita flessa, compressa e sfibrata, sottoposta a torsioni e tagli, ogni trave porta solo una parte del peso ma collaborando insieme alle altre è più forte. Tra il tetto e la casa c’è una volta di canne e di intonaco, una stanza dell’aria calda e fredda mitigata dalle deboli canne vegetali seccate al sole. Un tetto è una coperta e malgrado la sua genialità ed efficacia quando la scosti provoca un misterioso pudore. Tolta la coperta al tetto e curati i malanni peggiori , mi sono affrettato a ricoprirlo , quasi per una specie di pietas per gli avi, quasi per il desiderio di non rivelare a tutti che stiamo ancora sotto la primitiva capanna originaria di Adamo.
Senza titolo

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