Il bosco in una vasca

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Relitto della campagna trasformata e delle feste estive affogate. Un tuffo nelle essenze asperse mentre gli agrumi restano galleggianti  in superficie, il solito brutto tuffo di pancia sbattendo duramente e malamente sull’abbandono.

Non era più una gebbia ma era diventata una vasca per nuotare, il muschio era un malanno appiccicato alle fughe di boiacca delle piastrelle, il verde un sintomo della ruderizzazione che si allargava persino allo specchio d’acqua.

 Il fondo di quella vasca aveva la misura dello sguardo, uno sguardo che si poteva cogliere subito dopo averlo gettato, si tirava su sporgendosi sull’acqua, con poco era salvo e lo si recuperava tra i licheni e le alghe.

Lì in acqua era caduto  tutto un bosco con i rami, le foglie e le bacche, il prato di muschio era un tappeto sul fondo un po’ spiegazzato dall’acqua mossa; in un solo inverno si era invertito il paesaggio, la campagna si era asciugata e l’acqua si era inverdita.

Il fondo inclinato e piastrellato appariva piegato dal peso delle fronde abbondanti e dalle stanchezze specchiate.

Il bosco in una vasca è solo una visione catturata, un senso di vita e di fine, di novità e di stagnazione. Nell’acqua verde-muffa ogni oggetto affogato dal tempo è un’impronta, lì è anche un corpo alla deriva e un relitto. Un bosco in una vasca non esiste più, io vedo il cielo sotto di me; in cielo che sta sotto l’acqua è striato come da nuvole ma sono i filamenti dei licheni. Svuotata la vasca, avrai svuotato il bosco e la vasca sarà una nuova radura per immaginare un inizio.

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