a fondamento

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A ogni passaggio veloce in macchina guardavo e pensavo cosa generasse quella materia, le pietre ordinate e la roccia spaccata si sovrapponevano. Si confondevano il tempo e il risultato.

Il muro era il derivato della roccia o la roccia l’astrazione del discorso ordinato dalle pietre? Muro sottotitolo dell’energia della roccia o forse la roccia la tesi provata della verità di tutte quelle pietre tagliate e murate?

La trasformazione di una roccia richiede tanto rumore, botte da orbi, schegge , esplosioni, fratture, mazze, picconi, violenza e forza di braccia. La costruzione di un muro richiede: preparazione, fatica , esattezza, pulizia. Guardare la stessa materia in due stadi è come affidarsi a un dizionario enciclopedico, si trovano le ragioni della natura e quelle dell’artificio: tutto ha una spiegazione. Vedere la materia di corsa, con lo sguardo mosso dalla velocità, è una prova del pensiero, del vedere e del suo legame con l’idea. Una specie di misurata felicità.

Farsi un’idea del mondo attraverso una comparazione non è una presunzione ma una specie di riduzione ai minimi termini di tanti discorsi . Corro via dicendo che tutta la materia deriva da un ordine o forse anche da un altro ordine.

Il vento sposta i muri

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Muri fatti con le mani, muri aperti con gli occhi, muri costruiti dalle parole, girando per le strade della città ventosa tutto si consuma, che siano mani o che siano muri , che siano sguardi o siano voci.

Un muro è la sottile palpebra tra dentro e fuori. La possenza è solo l’apparenza.  Il muro spolvera e si scompone; spolvera ossido ferroso e trascolora l’argilla, la pasta tra i mattoni si incurva e si assottiglia come levata da un dito affondato nella malta.

Levare mattoni e levare parole, aprire varchi e trovare lo spazio percettibile.

Quando si costruisce un muro, un solaio o si ammorsano due angoli, metti inizio alle tre dimensioni, regoli i fili e cali il piombo, batti i livelli e assesti la bolla. Allinei, tiri su e conti le file. Muri odiati dai panorami, muri impossibili all’esibizione, muri nascosti da verdi rampicanti, muri chiazzati di storie ammuffite e storie grattate da dita coltelli e punte. Muri sbriciolati dal vento che sposta ossidi, polvere, argille e storie dei calanchi, sale sudicio e corpi traspirati, sabbie e incisioni della luce di esposizione. Io mi blocco davanti ai muri, affondo il dito e grattando levo la malta che li tiene insieme, li sconnetto poco, togliere poco è sempre meglio che mettere troppo, il resto lo fa il vento che sposta ogni cosa. Il vento ha aperto una breccia, guardo dentro trovando intense e insieme piccole profondità. Il muro è un ordine regolato e ogni mancanza è una possibilità.