5 Visionari sullo Stretto

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Gli Architetti e gli Urbanisti Visionari non appartengono al “mondo dell’utile” ma per paradosso a quello del necessario. A ogni buona idea visionaria o sincera utopia corrisponde l’apertura di un varco e spesso un avanzamento nei progetti della quotidianità. I visionari “vedono” spesso un po’ prima degli altri.

1) Filippo Juvarra e il progetto di continuazione della palazzata

Il messinese Juvarra 1678 – 1736

Nel 1714, per la città di Messina, Juvarra schizzerà̀ una veduta del porto cittadino comprensiva del ridisegno del Palazzo Reale, immaginando di prolungare la Palazzata di cinque Kilometri per un totale complessivo di sei Kilometri (oltre metà dell’intera lunghezza della costa settentrionale) fino alla chiesa di Grotte nel villaggio Pace.

Con un solo segno portato alla scala del paesaggio, F. Juvarra sintetizzava la narrazione e la varietà̀ funzionale e sociale che conteneva al suo interno la Palazzata – che come dimora nobile, come centro direzionale, come centro mercantile – restava un unicum nel panorama italiano. Con questo disegno di un sistema edificato continuo l’architetto visionario ripeteva e amplificava la forza auto rappresentativa della città con un  macro edificio immaginato alla scala del paesaggio.

Aspetteremo poi Le Corbusier per teorizzare e sperimentare l’edifico e la grande dimensione nel paesaggio del Plan Obus per Algeri o la modernità per l’edificio territorio dell’Università della Calabria a Cosenza di Vittorio Gregotti.

2) Giuseppe Samonà 1898-1983, è l’architetto che ha progettato e costruito una parte consistente dell’immagine attuale del porto di Messina  e della nuova palazzata. Nel 1960 nel concorso del Prg, il gruppo di progettazione guidato da Samonà con il piano per la Città Biporto, elaborerà una proposta che è sintesi di architettura e urbanistica in cui l’immagine della città fondata sul doppio porto, individuato in quello storico e in quello a nord, produrrà poi una saldatura con l’infrastruttura metropolitana del ponte del concorso del 1969. Sarà una città fatta di bloque a redents, larghe architetture su pilastri su un suolo terrazzato pensato come un giardino continuo. Con un forte debito figurativo alle architetture urbane di Le Corbusier, Samonà elabora dei disegni con una nuova immagine della città con una forte polarizzazione a nord, duplicando non solo il porto ma la stessa città. Di questo progetto segnato dall’azzeramento dell’esistente resta oggi la visione estrema e anche il suo azzardo utopico.

 

3) Maurizio sacripanti e il Piano per la Città Ponte

Maurizio Sacripanti architetto 1916 -1996, con le sue consistenti proposte disegnate si era rivolto con intensità verso le forme di neo avanguardia sperimentale, in cui molteplicità, mobilità spaziale e combinabilità strutturavano le potenti immagini progettuali, la modernità avanzata dei suoi progetti conteneva insieme visionarietà e controllo disciplinare. Il progetto per una Città Ponte sullo Stretto di Messina del 1965 è un progetto architettonico e urbanistico insieme, Sacripanti immagina un ponte che non si limita a collegare due territori ma diventa esso stesso nuovo e terzo territorio tra le due Regioni di costa, terza entità in cui la motricità spazio temporale è condensata nel passaggio ma anche nei moduli spaziali abitabili che si aggrappano a strutture tridimensionali, alle maglie passanti sul mare e alle immaginifiche strutture spaziali.

4) Francesco Venezia e l’isolato urbano, progetto sulla fiumara Zaera.

Francesco Venezia architetto 1944 è uno di quelli che in Italia e in Sicilia hanno costruito anche piccole e controllatissime architetture, muri perfetti e spazi introversi. A Messina ci arriva chiamato a consultazione per il Simposio sull’isolato nel 1985. Tanti gruppi di architetti italiani e stranieri chiamati a interrogarsi sulla forma della citta di Messina attraverso proposte che influenzeranno il dibattito locale e nazionale .

F.Venezia elabora un progetto radicale in cui alla ripetizione geometrica della maglia degli isolati del Piano Borzì, impone un’interruzione forte svelando attraverso la costruzione di un argine l’elemento  originario e di forma  di una delle fiumara e della sua corsa da monte a mare. Venezia Immagina un elemento parallelepipedo unico che ingloba l’alveo dello Zaera che poi si termina a mare. Le azioni sono di “spingere” a mare l’architettura dall’interno della città e costruire un vuoto intermedio, “costruire” la testata a mare che poi diventa palazzo a mare con un  elemento dimensionale importante, ma anche piazza gradonata coperta che vede il mare e la navigazione e il teatro in sommità. Palazzo a mare, piazza a mare, fiumara e giardino cavo, sono elementi dimensionali estremi e radicali, ma insieme elementi comprensibili che affiorano dal repertorio antico quasi classico delle città mediterranee.

 

5) Franco Pierluisi e il progetto per Capo Peloro – Finis Terrae –

Franco Pierluisi architetto 1936-1992 fece parte del Grau (Gruppo Romano Architetti e Urbanisti). La sua relazione forte con la storia, la sapienza disciplinare dell’archiettura e la riscrittura dei codici di relazione tra architettura e paesaggio approdano sullo Stretto di Messina attraverso la sua attività accademica e di ricerca presso la scuola di architettura di Reggio Calabria. Nel 1989-1990 la sua visionarietà spaziale vasta e la sua analiticità descrittiva si esprimeranno nel progetto Finis Terrae per Capo Peloro a Messina.

In questo progetto Franco Pierluisi rielabora l’immagine casuale dell’esistente definendo un’architettura del Capo e opponendosi allo sfrangiamento dell’abitato contemporaneo. Il progetto è costruito intorno ad alcune tracce di scavi e rilevati, alle scorie delle infrastrutture tecniche e a quelle originarie dei simboli che assumono nuova forza attraverso le relazioni tra segno e luogo. Il sistema edificato immaginato come un’architettura urbana è un servizio spaziale per i cittadini, un elemento orizzontale che contiene attività e servizi e un elemento verticale con più piattaforme–belvedere incastrate nel pilone Enel servite da un ascensore veloce che scorre all’interno di un’antenna strallata in acciaio ancorata al pilone e a terra.

E’ un progetto che ridefinisce l’immagine del paesaggio e che definisce il margine della punta della Sicilia orientale e lo fa con una dichiarazione progettuale visionaria ed esplicita, anticipando molti dei temi, dei concorsi e proposte che interesseranno il dibattito successivo su quell’area di Messina.

 

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