Cancello

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La porta è già un elemento complice del muro, la finestra è la fuga dal silenzio buio della stanza, il gradino è il salto breve della terra. Un cancello invece che fa? Ferma i passi e sconfigge le corse dei bambini, ride dei tuoi sguardi gettati oltre la soglia, aspetta le parole e si fa stringere dalle mani chiuse. Ho seguito delle storie fino alle soglie di quei cancelli. Un pudore mi fa pensare che quello che c’è oltre vive perché è lontano. Ne ho fotografati tanti, qualche volta misurati e disegnati; insinuandomi in regole originarie fatte di pochi centimetri e in ossidi attraversanti e profondi. Questo è uno dismesso, raddoppiato e intrecciato nei suoi arabeschi . Lance e raggi di sole ribaltati e  duplicati appaiono come un intreccio di dita, il verde divora il vuoto delle aste e i rami fanno l’imbastitura di questo fermarsi . La mia posizione dinanzi la cancello è ambivalente sto dentro e guardo chi passa , sto fuori e seguo le storie. Le foglie brillano verdi sul ruvido colore della ruggine, il sole stimola l’esuberanza dell’erba di muro e anche della materia che si impiglia tra le barre di ferro, poi infine dei tuoi occhi che aspettano il passaggio delle mie dita.

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